L’orizzonte mediterraneo

Articolo di Sabino Sbrighi

Come affermato dal Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare Nello Musumeci, «l’Italia nel mondo conta se conta nel Mediterraneo, e per contare nel Mediterraneo non deve utilizzare una politica di imposizione improntata ad arroganza, ma deve fungere da cerniera fra gli Stati che hanno difficoltà a dialogare non solo in campo economico ma anche sul versante della sicurezza»[1]. Un protagonismo – quello auspicato dall’esponente del Governo – basato su un approccio dialettico e orizzontale con gli altri attori statali le cui coste sono lambite da questo specchio d’acqua ove transita il 10% del commercio mondiale[2]. Una collaborazione tra “pari”, dunque, lontana da logiche di derivazione neocolonialista improntate al controllo e allo sfruttamento delle risorse dei Paesi in via di sviluppo; un atteggiamento «non predatorio» né «paternalistico», ricalcando quanto detto dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni[3].

Si profila, pertanto, la volontà politica di ricalibrare la posizione italiana sullo scenario internazionale, e le motivazioni per farlo sono molteplici. La posizione strategica dell’Italia le consente di fungere da connettore tra l’area medio-atlantica e quella indo-pacifico, attraverso il Mediterraneo: come punto d’accesso ai mercati europei e come «testa di ponte» per il Global Gateway dell’UE [4].  Si consideri poi che l’instabilità geopolitica dell’area MENA (Medio Oriente e Nord Africa), acuitasi a seguito delle Primavere Arabe[5], ha richiesto un’attenzione e un impegno crescenti negli ultimi anni rispetto a temi come la gestione dei flussi migratori e il contrasto al terrorismo (fenomeni alimentati da criticità socioeconomiche – come marcate disuguaglianze sociali, corruzione, immobilità sociale – e politiche)[6]. Gli interessi italiani ed europei nel contesto geografico in esame sono inoltre minacciati da potenze antagoniste quali Russia e Cina[7]. In un mondo dove l’egemonia occidentale vacilla, la Russia sta lavorando già da alcuni anni per un “posto al sole” in Africa, non solo per avere uno “sbocco” mediterraneo ma anche per accedere alle risorse di un Continente già conteso tra Occidente e Cina[8]. Proprio la Cina è presente in Africa sin dalla rottura sino-sovietica degli anni ‘60: ad oggi è particolarmente attiva nella realizzazione di infrastrutture e nelle attività estrattive; per tutelare i propri interessi economici e rinsaldare le relazioni diplomatiche con i governi locali, Pechino si è inoltre impegnata in operazioni di peacekeeping e cooperazione militare, come in Mali o nella Repubblica Popolare del Congo[9].

Nel calderone geopolitico sinteticamente richiamato, merita particolare attenzione la Libia post-Gheddafi, ancora divisa politicamente, instabile, permeabile all’influenza delle succitate potenze straniere e della Turchia[10] (interessata ad accrescere la propria influenza culturale, politica ed economica nel Mediterraneo e, più in generale, nel Continente africano)[11]. La Libia infatti rappresenta uno dei cardini della politica estera italiana, soprattutto nella già richiamata strategia di contenimento dei flussi migratori (importante arma di politica interna suscettibile di influenzare l’opinione pubblica interna) e come fonte di approvvigionamento di combustibili fossili[12].

In questo tracciato concettuale s’inserisce la missione ufficiale del Ministro italiano delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il quale ha siglato a Tripoli, il 21 maggio 2024, un’intesa con il Ministro dell’Industria e dei Minerali del Governo di Unità Nazionale libico Ali Abouhisa. La firma di questo protocollo congiunto, come riportato nel comunicato ufficiale del MIMIT, è “finalizzata alla promozione di iniziative di collaborazione economica e industriale nei settori energetico, delle materie prime critiche e della tecnologia green”[13].

Quest’intesa è la punta dell’iceberg di un disegno di più ampio respiro, il cosiddetto “Piano Mattei”. Il decreto-legge 15 novembre 2023, n. 161, convertito in legge l’11 gennaio 2024, che prende il nome dal politico e imprenditore fondatore dell’ENI, è certamente ambizioso: formazione professionale, digitalizzazione, sviluppo socioeconomico, risorse energetiche e tutela ambientale, controllo dei flussi migratori legali e contrasto a quelli illegali sono solo alcuni tra i più rilevanti ambiti d’intervento previsti per lo sviluppo “sostenibile” dei Paesi africani coinvolti. Una strategia – agli albori – sulla quale il governo punta per favorire ed intensificare i rapporti, non solo economico-finanziari, tra l’Italia e l’Africa. Attualmente i principali Paesi target individuati sono 13[14]: Algeria, Camerun, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Kenya, Libia, Marocco, Mozambico, Repubblica del Congo, Ruanda, Sud Africa, Tunisia.

In attesa di risultati concreti derivanti dalla conclusione dei primi 9 progetti “pilota” del Piano[15] ci sono, tuttavia, alcuni punti di debolezza ad esso connaturati sui quali riflettere: anzitutto, la dotazione economica di 5.5 miliardi sembra poco consistente, inadeguata, sia rispetto agli obiettivi prefissati, sia in confronto al suo omologo europeo – il Global Gateway – che mette in campo ben 150 miliardi[16]. Questi dati spingono ad interrogarsi se una tale leva economica sia sufficiente ad incidere davvero su un’area così vasta e popolosa. Ad ogni modo sarà necessario volgere lo sguardo anche altrove, concertando i progetti con le istituzioni internazionali – fra tutte l’Unione Europea – e verso il basso, con un adeguato coinvolgimento delle società civili dei Paesi interessati [17]. In secondo luogo, al di là della retorica politica, il presupposto dialettico del nuovo modello relazionale italo-africano sembra sia venuto meno ab origine: durante il vertice Italia-Africa del 28-29 gennaio di Roma, qualche voce si è levata per lamentare il non coinvolgimento dei partner africani nel momento genetico del Piano Mattei[18]. Se l’Italia sarà davvero in grado, in futuro, di ritagliarsi un ruolo da primus inter pares nello scenario evocato in queste righe, resta per il momento un quesito a cui è impossibile rispondere con certezza.


[1] https://ministroprotezionecivileemare.gov.it/it/comunicazione/notizie/litalia-sia-cerniera-tra-stati-cosi-puo-contare-nel-mediterraneo/

[2] https://mondointernazionale.org/focus-allegati/mar-mediterraneo-e-scambi-commerciali-analisi-geo-economica-del-commercio-marittimo-dellunione-europea-nel-mediterraneo

[3] https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2023/10/13/meloni-africa-non-si-aiuta-con-carita-ma-con-collaborazione-il-piano-mattei_1fae18c3-ab9f-4ff7-a5af-d24f3ddc7675.html

[4]  https://www.atlanticcouncil.org/blogs/new-atlanticist/italy-indispensable-mediterranean-nation/ ; <<Il Global Gateway è il contributo dell’UE alla riduzione del divario globale degli investimenti […]. La tappa inaugurale del Global Gateway è stata il pacchetto di investimenti Africa-Europa, con circa 150 miliardi di euro di investimenti destinati a rafforzare la cooperazione con i partner africani.>>; https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/stronger-europe-world/global-gateway_it

[5] A partire dal dicembre de 2010, un’ondata di veementi proteste – conosciute in Occidente come “Primavere arabe” – ha interessato il Medio Oriente e Nord Africa, scuotendo le fondamenta di un “Ancien Régime” che perdurava da decenni nell’area, sebbene le ricadute politico-istituzionali di tale fermento popolare non siano state omogenee. Per un richiamo degli avvenimenti in parola, si veda in https://www.treccani.it/enciclopedia/primavera-araba_(Lessico-del-XXI-Secolo)/

[6] https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2022/07/ecfr-1-Crises-in-the-Mediterranean.pdf

[7] https://ecfr.eu/publication/strategic-interdependence-europes-new-approach-in-a-world-of-middle-powers/#strategic-interdependence

[8] https://www.cfr.org/backgrounder/russias-growing-footprint-africa

[9] https://mondointernazionale.org/focus-allegati/la-presenza-cinese-in-africa

[10] https://www.med-or.org/news/sulla-libia-grava-sempre-il-rischio-dellinstabilit%C3%A0

[11] https://www.gisreportsonline.com/r/turkey-influence-africa/

[12]  https://www.med-or.org/news/sulla-libia-grava-sempre-il-rischio-dellinstabilit%C3%A0

[13] https://www.mimit.gov.it/it/notizie-stampa/piano-mattei-urso-a-tripoli-firma-dichiarazione-italia-libia

[14] https://www.mur.gov.it/it/piano-mattei-ricerca-e-alta-formazione/i-principali-paesi-target-il-piano-mattei

[15] https://www.governo.it/en/node/25250

[16] https://www.affarinternazionali.it/il-piano-mattei-per-lafrica-o-con-lafrica/ ; si veda anche in  https://www.ilsole24ore.com/art/afriche-piano-mattei-e-l-urgenza-un-vero-cambio-sguardo-AGJLtsD

[17] https://www.iai.it/en/pubblicazioni/mattei-plan-africa-turning-point-italys-development-cooperation-policy, si veda anche in https://www.affarinternazionali.it/il-piano-mattei-per-lafrica-o-con-lafrica/

[18] https://www.affarinternazionali.it/il-piano-mattei-per-lafrica-o-con-lafrica/ ; https://edition.cnn.com/2024/01/30/africa/italy-africa-summit-2024-intl/index.html