Negli ultimi anni, l’Unione Europea (UE) e l’Italia, vista la necessità di non dipendere più dal gas russo, hanno iniziato a guardare a sud, in particolare al Nord Africa, per diversificare le proprie fonti e rotte di approvvigionamento energetico.

In questo scenario, l’Italia ha colto l’occasione per proporsi come hub energetico verso l’Europa, grazie alla sua posizione geografica strategica e ai legami storici con i Paesi nordafricani. Tuttavia, è essenziale che la diplomazia energetica italiana sviluppi modelli di cooperazione concreti con i partner nordafricani, in particolare nel campo della transizione energetica, per promuovere una crescita sostenibile nell’intera regione.

 L’effetto della crisi energetica sulle politiche europee e italiane

La crisi energetica derivata dalla pandemia di Covid-19, e successivamente aggravata dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, ha costretto l’Unione Europea, e in particolare l’Italia, a rivedere in profondità le proprie strategie energetiche.  Il conflitto ha infatti messo in luce le vulnerabilità strutturali legate alla forte dipendenza dal gas naturale proveniente dalla Russia. Fino al 2021, l’UE e l’Italia importavano dalla Russia più del 40% del proprio fabbisogno di gas. Una dipendenza particolarmente significativa, soprattutto per Roma dato che il gas nel mix energetico italiano rappresenta la principale fonte utilizzata per la produzione di energia.

 

Fonte: Mix energetico UE e italiano, 2024. Elaborazioni I-Com su dati Ember, 2025.

 

Di fronte alla crisi energetica, quindi, l’Unione Europea e l’Italia hanno modificato le proprie politiche energetiche, orientandole verso una maggiore diversificazione delle rotte e delle fonti di approvvigionamento. Tale strategia è stata ragionata sia mediante il consolidamento e l’ampliamento di rapporti con partner commerciali, sia attraverso un processo di diversificazione delle fonti energetiche, in direzione delle rinnovabili.

 In particolare, l’UE ha adottato sedici pacchetti di sanzioni che hanno progressivamente limitato le importazioni di carbone e petrolio dalla Russia – vietando inoltre il trasbordo nei porti europei di carichi di gas naturale liquefatto (GNL) russi. A supporto di questa strategia, oltre ad aver approvato misure per ridurre i consumi energetici, l’UE ha varato il piano RePowerEU, che ha guidato l’azione dell’Unione e dei suoi Stati membri, tra cui l’Italia, verso la stipula di nuovi accordi energetici con Paesi terzi. Dal 2022, la Commissione Europea ha infatti firmato accordi strategici con Egitto, Israele e Azerbaigian per l’esportazione di gas naturale verso l’Europa. Parallelamente, l’UE ha incrementato le importazioni di GNL dagli Stati Uniti, Australia, Qatar e Africa orientale, aumentando pure i flussi via gasdotto da Norvegia, Regno Unito, Azerbaigian e Nord Africa.

 L’Italia, in linea con le politiche europee, oltre ad aver approvato misure per la riduzione dei consumi energetici e riattivato nelle fasi iniziali della crisi alcune centrali a carbone, ha avviato un’intensa azione diplomatica e firmato numerosi accordi commerciali. Queste iniziative, promosse prima dal governo di Mario Draghi e poi da quello di Giorgia Meloni, hanno orientato gli interessi energetici del Paese verso la sponda sud del Mediterraneo – in particolare Algeria, Egitto e Israele – e, più in generale, verso l’Africa e l’Asia, coinvolgendo paesi come Angola, Congo, Qatar e Azerbaijan.

 L’Italia come hub energetico tra Nord Africa e Europa

 La firma di questi accordi ha contribuito in modo significativo nel consolidare il ruolo del Nord Africa come una delle zone chiave per la diversificazione delle rotte energetiche. In tale contesto, l’Italia ha riaffermato la propria ambizione di consolidarsi come hub energetico dei flussi energetici nordafricani verso l’Europa. Con l’espressione “hub energetico” si intende un nodo strategico in cui convergono, vengono trasformati, ridistribuiti o commercializzati flussi energetici provenienti da fonti diverse e destinati a differenti mercati.

 La posizione geografica strategica dell’Italia, la rende un ponte di collegamento naturale tra il Nord Africa e l’Europa. Storicamente, infatti, Roma ha intrattenuto rapporti con entrambe le sponde del Mediterraneo che l’hanno portata a sviluppare numerose infrastrutture energetiche di collegamento tra i due continenti.

 

Fonte: L’infrastruttura del gas naturale in Italia, 2022. International Energy Agency (IEA).

 Infatti, il sud Italia ospita tre gasdotti principali: il Transmed (dall’Algeria), il Greenstream (dalla Libia) e il TAP – Trans Adriatic Pipeline (dall’Azerbaijan). Inoltre, al nord, oltre al gasdotto TAG (Trans Austria Gas), si trovano il Transitgas, che collega l’Italia al Nord Europa, e l’interconnessione con la Slovenia tramite Gorizia. Nel centro-nord, infine, al 2021, erano situati tre terminali di rigassificazione del gas naturale liquefatto (GNL), ubicati a Panigaglia, Porto Viro e Livorno.

 Una breve parentesi. Si sono riportate solo le infrastrutture gasifere in quanto, come visto precedentemente, il gas è la risorsa che pesa di più sul mix energetico italiano ma soprattutto perché è la fonte investita principalmente dalla crisi energetica.

 Per rendere il Paese un hub energetico, l’Italia ha avviato un processo di adeguamento delle proprie infrastrutture, con l’obiettivo di renderle in grado di gestire volumi significativi di energia, sia in entrata sia in uscita. Questo perché, in passato, la ricezione del gas era progettata per flussi orientati da ovest verso est. Tuttavia, la necessità di ridurre la dipendenza dal gas russo ha imposto un cambiamento di paradigma, orientando così i flussi energetici sull’asse sud-nord.

Per quanto riguarda l’incremento dei livelli di capacità di esportazione verso l’Europa, il governo italiano ha approvato due importanti progetti di sviluppo infrastrutturale per potenziare la capacità di trasporto del gas dal Sud verso il Nord, per superare il cosiddetto “collo di bottiglia” presente tra Campania, Abruzzo e Molise, che limita i flussi di approvvigionamento. La costruzione di un nuovo gasdotto interno in Puglia e il progetto della “Linea Adriatica”, che prevede lo sviluppo di cinque tratti di metanodotto distinti, vanno in questo senso.

 Sul fronte delle importazioni, invece, si punta sia sul potenziamento dei rigassificatori esistenti a Livorno e Porto Viro, sia sull’introduzione di FSRU, cioé navi attrezzate per ricevere, stoccare e rigassificare il GNL: una è già operativa a Piombino e un’altra verrà attivata a breve a Ravenna. A questi si aggiungono nuovi progetti per impianti a terra e galleggianti in località come Porto Empedocle, Gioia Tauro, Oristano, Portovesme e Porto Torres.

 Mentre, a livello di gasdotti, è stato definito (anche se attualmente è stato presentato un ricorso al Tar) il raddoppio del TAP. È stata approvata altresì la costruzione di un nuovo gasdotto – Melita Transgas Pipeline – utile a interconnettere le reti di trasporto di gas di Malta con l’Italia. Inoltre, si sta discutendo sul progetto di Gasdotto Algeria Sardegna Italia (GALSI), che in futuro potrebbe trasportare anche idrogeno, ma che al momento è sospeso per problemi tecnici e costi elevati.

Un altro progetto fermo è l’Eastmed-Poseidon Pipeline, gasdotto di collegamento tra giacimenti nel Mediterraneo orientale e il mercato italiano. Nonostante sia all’interno della lista dei Project of Common interest dell’UE che ne dovrebbe facilitare il finanziamento, non è ancora stato portato avanti in quanto il progetto è tecnicamente sfidante nella sua realizzazione ma anche per i costi. I “Projects of Common Interest” (PCI) sono progetti infrastrutturali transfrontalieri – in particolare nei settori dell’energia – identificati dall’UE come prioritari per rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento.

 Nuove interconnessioni per le energie rinnovabili

 Inoltre, visto il suo potenziale straordinario nel campo delle energie rinnovabili – secondo le stime più prudenti potrebbe ospitare 3 TW di capacità installata da fonte solare ed eolica; la regione nordafricana è risultata centrale per l’ambizione italiana di rendere il Paese un hub europeo, anche alla luce degli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione previsti dal Green Deal europeo – il piano dell’Unione Europea volto per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Infatti, tra le iniziative più rilevanti emergono nuovi progetti di interconnessione elettrica, che non solo rafforzano la cooperazione regionale ma facilitano anche il trasporto di energia rinnovabile su lunghe distanze.

 Due esempi emblematici sono il GREGY, tra Grecia e Egitto, e il EuroAsia Interconnector tra Israele, Cipro e Egitto. Entrambi i progetti assumono un’importanza strategica anche per l’Italia, in quanto si collegano all’interconnettore Grecia-Italia, di cui per altro ne è stato previsto il raddoppio a gennaio 2024.

 Non solo. La nuova diplomazia energetica promossa dal governo italiano, sotto l’ombrello dell’UE, ha portato alla stipula di ulteriori accordi anche con altri Paesi del Mediterraneo, come Albania e Tunisia. Con quest’ultimo Paese è stato portato avanti il progetto Elmed, nuova interconnessione energetica tra le due sponde del Mediterraneo, promosso dal Piano Mattei e realizzato in collaborazione con l’Unione Europea – che ha contribuito con oltre 300 milioni di euro attraverso il programma Connecting Europe Facility.

 Questo progetto rappresenta uno dei principali esempi dell’approccio con cui il governo italiano sta costruendo una nuova diplomazia energetica verso il Nord Africa che include anche le fonti rinnovabili. Infatti con il Piano Mattei – la strategia lanciata dall’Italia nel gennaio 2024 in occasione del Vertice Italia-Africa – Roma intende rafforzare la propria presenza nel continente africano attraverso un partenariato equo e collaborativo, per costruire un modello di sviluppo condiviso e resiliente, in cui le energie rinnovabili rappresentano una delle leva per la crescita della regione.

In questa strategia, si inseriscono non solo il solare e l’eolico, ma anche un’altra fonte ritenuta dal Green Deal europeo più sostenibile rispetto agli idrocarburi: l’idrogeno. Esso è un gas che può essere prodotto in diversi modi, ciascuno con impatti ambientali differenti, e per questo viene classificato per “colori”:

  • Verde: il più sostenibile, prodotto con energia rinnovabile tramite elettrolisi, senza emissioni di CO₂.
  • Viola: usa energia nucleare; basse emissioni ma con problemi legati ai rifiuti radioattivi.
  • Bianco: presente naturalmente nel sottosuolo, ha basso impatto ma l’estrazione può alterare l’ambiente geologico.
  • Blu: ottenuto da gas fossili con cattura della CO₂; meno inquinante ma con rischi legati a perdite di gas.
  • Turchese: deriva dal metano tramite pirolisi; non produce CO₂ direttamente, ma può generare emissioni se non alimentato da energia pulita.
  • Grigio: il più usato oggi, ha un alto impatto ambientale perché produce CO₂ senza cattura.
  • Nero/Marrone: tra i più inquinanti, prodotto da carbone o petrolio.

 Nella Strategia Nazionale per l’idrogeno, messa a punto a novembre 2024 dal Ministero dell’ambiente e della Sicurezza Energetica, vengono delineati gli interventi di sviluppo su un orizzonte temporale che va da qui al 2050. Scopo principale è creare un mercato dell’idrogeno in Italia in cui il Paese potrà giocare un ruolo fondamentale grazie alla sua posizione geografica nel Mediterraneo con l’opportunità di diventare un hub strategico per import, produzione ed export di idrogeno per soddisfare parte della domanda europea di approvvigionamento di energia decarbonizzata.

In tale contesto si inserisce anche il South H2 Corridor (Corridoio dell’Idrogeno Meridionale), un progetto europeo strategico – in quanto utile a raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo e del piano REPowerEU – che punta a trasportare idrogeno verde dal Nord Africa e dal Sud Europa verso l’Europa centrale, in particolare Germania e Austria, attraverso l’Italia.

 Conclusioni

 Il contesto geopolitico e le recenti crisi internazionali hanno evidenziato quanto la sicurezza energetica rappresenti una priorità strategica per l’Unione Europea e, in particolare, per l’Italia. La necessità di ridurre la dipendenza dal gas russo ha spinto il nostro Paese a riorientare i propri approvvigionamenti, rafforzando la cooperazione con il Nord Africa e promuovendo una nuova diplomazia energetica che punta alla diversificazione delle rotte e delle fonti di approvvigionamento.

In questo scenario, l’Italia si è posta l’ambizioso obiettivo di diventare un hub energetico euromediterraneo, sfruttando la propria posizione geografica, le infrastrutture esistenti e il potenziamento di nuove reti di trasporto e rigassificazione.

 L’integrazione tra idrocarburi e fonti pulite – in particolare solare, eolico e idrogeno verde – rappresenta una sfida complessa ma necessaria per garantire la decarbonizzazione, la competitività e la sicurezza energetica. Soprattutto alla luce del fatto che il Mediterraneo è considerato dalla comunità scientifica come un hotspot climatico in quanto regione estremamente vulnerabile agli impatti del cambiamento climatico.

 In questo contesto, iniziative progettuali come il South H2 Corridor e politiche come il Piano Mattei assumono un ruolo centrale nel posizionare l’Italia non solo come snodo infrastrutturale, ma anche come attore politico capace di guidare lo sviluppo energetico all’interno dei Paesi nordafricani. La riuscita di questa strategia dipenderà dalla capacità dell’Italia di mantenere una linea diplomatica coerente, attrarre investimenti e assicurare una pianificazione infrastrutturale integrata e lungimirante. Solo così l’Italia potrà contribuire in modo credibile e duraturo alla costruzione di un’Europa più autonoma, resiliente e sostenibile dal punto di vista energetico.

 Fonti

“GREGY” Interconnector

A hydrogen strategy for a climate-neutral Europe

About the Connecting Europe Facility

Albania, Italy sign undersea cable deal with UAE as strategic partner

Ending energy isolation – Project of Common Interest “EuroAsia Interconnector”

Energy Without Russia: the Consequences of the Ukraine war and the EU Sanctions on the

Energy Sector in Europe

EU action to address the energy crisis

EU keeps EastMed gas pipeline dream alive

Great sea connections: Financing the Eastern Mediterranean’s energy transition

Halving Italy’s Russian gas dependency through energy savings and renewables

Il Piano Mattei e il ruolo dell’Italia nel diventare un hub energetico

Il Piano Mattei: rilanciare l’Africa policy dell’Italia

Italy and fossil gas

Italy between the Draghi and Meloni Governments

Italy Can Withstand Stop of Russian Gas Without Drastic Measures

Italy Natural Gas Security Policy 

Melita transgas hydrogen ready pipeline: the project

New Italy-Greece interconnection (GR.ITA 2)

Onshore and FSRU regasification terminals

PCI and PMI selection process

Piano di sviluppo Terna 2025

Piano Mattei per l’Africa

Pipeline politics: Algeria, Italy and the great game in North Africa

Relazione sullo stato di attuazione del Piano Mattei aggiornata al 10 ottobre 2024 – Doc. CCXXXIII, n. 1

Roadmap towards ending Russian energy imports

Strada in salita per il raddoppio del Tap

Strategia Nazionale per l’idrogeno

The Adriatic Line

The Colors of Hydrogen

The connection with the future energy

The European Green Deal: Striving to be the first climate-neutral continent

The SoutH2 Corridor

Transizione energetica nel Mediterraneo: ripensare i partenariati tra Italia e Nord Africa

Where does the EU’s gas come from?

Why the Mediterranean basin has become the climate crisis ‘hotspot’